Anemia Renale: stadiazione

Una malattia renale cronica (CKD – Cronic Kidney Disease) è presente sia quando la capacità escretoria del rene è ridotta, con un filtrato glomerulare (GFR) <60 ml/min in almeno due occasioni in un periodo minore di 90 giorni, sia quando si rileva proteinuria (protein-creatinine ratio PCR >50 mg/mmol). Solitamente i clinici identificano una CKD con un ridotto GFR, tuttavia è utile ricordare l’importanza della proteinuria per le conseguenze che essa riveste per il paziente.

L’attuale classificazione della CKD,  proposta dalla US National Foundation Kidney Disease  Outcomes Quality Initiative (NFK-KDOQI) prevede una suddivisione in 5 stadi e si basa sulla misura  del tasso del filtrato glomerulare (GFR). Lo stadio I  indica pazienti con persistenti proteinuria o ematuria o alterazioni strutturali del rene (rene policistico o asimmetria renale>), nei quali la funzionalità renale non è alterata (GFR>90 ml/min). Gli stadi II-V sono definiti in base al progressivo declino del GFR, ed in particolare lo stadio V indica pazienti con insufficienza renale conclamata o malattia renale terminale (ESRD – End Stage Renal Disease). Numerosi studi di popolazione hanno sottolineato il ruolo della proteinuria sulla prognosi sia renale che cardiovascolare. Per tale motivo nella classificazione è stato aggiunto il suffisso “P” ad ogni stadio per identificare la presenza di proteinuria significativa (PCR >50 mg/mmol). La presenza di proteinuria ad un livello inferiore invece prende il nome di microalbuminuria.

 

Tale classificazione non è stata considerata di immediato utilizzo clinico in ragione di tale complessità, e come regola generale nei soggetti dallo stadio I a IIIa prevale l’attenzione nella gestione del rischio cardiovascolare , mentre in quelli dallo stadio IIIb in poi si tenta di rallentare l’evoluzione verso la malattia renale terminale.

Nel 2012 la KDIGO ha riconsiderato tale classificazione sia in quanto non venivano prese in considerazione le case eziologiche sottostanti, sia perché considerare la proteinuria significativa in termini di presenza-assenza era un approccio semplicistico poiché il rischio aumenta in maniera esponenziale all’aumentare della proteinuria. Pertanto la classificazione della KDIGO prende in considerazione tre fattori quando descrive una CKD:

  • diagnosi,
  • proteinuria,
  • eGFR.

La diagnosi è suddivisa in 7 categorie ed un gruppo di diagnosi miscellanee. Gli individui vengono quindi stratificati sulla base dell’eGFR nelle stesse 5 classi di CKD precedentemente esposte ed in relazione alla quota di albuminuria.

Risulta quindi che la CKD non può essere diagnosticata solo da un risultato alterato di GFR. La riduzione del GFR deve essere riproducibile in un periodo di più di 3 mesi. Anche la proteinuria è un elemento importante tanto quanto un basso eGFR e non può essere tralasciata per porre  una diagnosi adeguata, infine la causa di CKD è importante ai fini della determinazione del rischio.

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